Passa ai contenuti principali

“SEMI SALVADIS”: I GUERRILA GARDENERS DAL FRIULI

Fonte: Semi Salvadis

Sebbene praticato fin dagli anni '70 negli Stati Uniti da parte di Liz Christy e il suo gruppo #Green Guerrilla di New York, oggi il #Guerilla Gardening si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, soprattutto nelle grandi città.
Il Guerilla Gardening nasce come una forma di #giardinaggio politico che si attua attraverso azioni non violente e viene soprattutto praticato da attivisti e ambientalisti.
Spesso, questi movimenti, sono legati alla gestione di spazi urbani abbandonati/degradati piuttosto che alle tematiche riguardanti i diritti della terra.
I vari movimenti di #Guerilla Gardeners hanno diverse maniere di agire: c'è chi rileva un'area verde abbandonata per coltivarla e renderla fruibile a tutti coinvolgendo anche la popolazione locale e c'è chi compie dei veri e propri #attacchi, spesso notturni, anche attraverso le cosiddette #seed bombs (“bombe di semi”), per seminare e prendersi cura, ad esempio, di aiuole e spazi pubblici urbani.
Per questa intervista ero piuttosto determinata a trovare un gruppo di Guerilla Gardeners che agisse nella mia Regione, il Friuli Venezia Giulia, purtroppo però su #Guerilla Gardening Italia (http://guerrillagardening-italia.blogspot.it/), una piattaforma web comune per la condivisione delle attività dei vari collettivi di #GG, non sono riuscita a trovare alcun gruppo competente per la mia area geografica, e allora, dopo giorni di ricerche e svariati appelli su Facebook, un mio contatto mi ha gentilmente indicato il nome di un “collettivo” di Udine chiamato #Semi Salvadis che in friulano, la lingua che viene parlata soprattutto nella parte più a nord della mia Regione, significa “Semi Selvaggi” e attraverso il sito #Affinità Libertarie (http://affinitalibertarie.noblogs.org/), finalmente, sono riuscita a mettermi in contatto con loro.
I Semi Salvadis non fanno parte di nessun movimento ufficiale nè si sono post* il problema di farne parte, perchè secondo il concetto del movimento #DIY agiscono come pensano e vogliono; si autogestiscono orizzontalmente, non sono affiliat* a marchi registrati, non sono interessat* nemmeno ad eventuali legalizzazioni del loro gruppo nè delle loro azioni, tanto meno cercano un riconoscimento istituzionale di quello che fanno.
 Prima di questa intervista ho avuto modo di dare un'occhiata, sul sito web “Affinità Libertarie”, alle vostre interessantissime iniziative e sono davvero rimasta colpita dal vostro senso di condivisione nelle varie attività svolte dal gruppo e dal senso civico ed etico che avete nei confronti della terra, e, a questo riguardo, mi piacerebbe sapere se vi considerate parte di un movimento attivista per l’ecologismo e l’ambientalismo.
Attraverso questo progetto collettivo possiamo dire di sentirci attivist* che ripensano l'ambiente dando valore e importanza alle aree verdi e dunque alla terra.
Come attivisti, c'è qualcosa che volete dimostrare con i vostri “attacchi”?
Fonte: Semi Salvadis
I nostri per ora sono "attacchi" di lunga durata, infatti abbiamo creato e valorizzato delle zone verdi stabili. Quello che vogliamo è la riappropriazione delle aree dismesse e inutilizzate a vantaggio di chi le cura e coltiva. Ci piacerebbe che queste zone divenissero luoghi di incontro e confronto tra le persone del quartiere che le frequentano abitualmente.
Quindi, se ho ben capito, le vostre azioni hanno anche uno scopo di condivisione e confronto sociale tra di voi, ma anche con i residenti stessi dell'area in cui avvengono.
In pratica come si svolgono gli “attacchi verdi”? Utilizzate le, ormai famose, “seeds bombs”?
Finora niente "seeds bombs", ci siamo dedicat* a rendere più piacevoli delle aree cittadine attraverso piante ornamentali, aromatiche e qualche pianta da orto. Per il reperimento del materiale abbiamo ricevuto donazioni di piante e semi che abbiamo interrato in strutture ricavate da bancali e vecchi bauli.
Per l'acquisto della strumentazione abbiamo organizzato iniziative di autofinanziamento nel giardino/orto in costruzione come dei concerti acustici e dei pic nic per godere dello spazio e per farci conoscere ed entrare in contatto con il vicinato in maniera informale.
Per quanto riguarda i terreni su cui svolgete i vostri “attacchi verdi” sono aree libere private abbandonate o piuttosto aree pubbliche urbane?
Per ora abbiamo prima individuato degli spazi che ci sembravano opportuni in base a delle caratteristiche tipo lo stato di abbandono, vicinanza a centri abitati e quindi possibilità di interazione, vicinanza alla nostra sede stabile e... a fonti di acqua. In un secondo momento abbiamo cercato di capire se i terreni fossero pubblici o privati. Generalmente è preferibile (in termini repressivi) che lo spazio sia pubblico. In ogni caso nell'orto che è sorto su spazio privato si è trattato di terreni abbandonati da società che non hanno mai realizzato (in 30 anni) i progetti per i quali li aveva acquistati.
Ci sono molti Gardeners che sferrano i loro “attacchi” nelle ore notturne ed in completa segretezza; i Semi Salvadis, invece, come mettono in pratica le loro azioni di Guerilla Gardening?
Finora nelle nostre azioni ci siamo sempre fatt* aiutare dalla luce del sole, anche per incentivare la partecipazione e interazione del vicinato.
Visto il vostro forte senso della condivisione e del confronto, come coinvolgete la cittadinanza nelle vostre attività?
Di solito rendiamo note le nostre iniziative pubblicando su blog e siti affini, distribuendo volantini di invito nel quartiere e tramite il passaparola.
Nell'orto era presente un cartello che invitava ad unirsi a noi nel giorno settimanale prescelto per le nostre riunioni e la cura collettiva dello spazio.
Secondo la legislazione italiana le vostre azioni sono legali?
Ci siamo interessat* fino a un certo punto della legislazione (violazione di proprietà ecc...), non ne sentiamo il bisogno se non per conoscere le conseguenze cui potremmo incorrere.
Secondo voi, le vostre attività, possono considerarsi delle azioni politiche?
Sono decisamente azioni politiche, in quanto implicano un rapporto diretto con gli spazi urbani e vogliono creare relazioni gestionali orizzontali e questo per noi è agire politico.
In quanto azioni politiche, come sono accolte le vostre iniziative da parte delle municipalità (o meglio da parte dei politici in generale) e dalla cittadinanza?
Fonte: Semi Salvadis
Municipalità e politici non pervenuti per fortuna. Non ci interessa avere alcun riconoscimento, sostegno o attenzione da parte loro.
Per quanto riguarda il vicinato, alcun* si sono dimostrat* interessat* ed entusiast* proponendosi di bagnare l'orto o offrendo piante. La risposta da parte di queste persone è stata positiva anche perchè l'area era abbandonata da tempo, con erba alta e perchè si paventava la costruzione di un parcheggio o altra area cementificata che avrebbe voluto dire l'eliminazione di quel poco di verde che avevano attorno alle loro case. Molte di loro si erano già interessate alla protezione di questo spazio tramite raccolte firme da presentare alle istituzioni che pero' avevano ignorato il loro appello.
La risposta non è stata solo positiva, c'è chi si è dimostrat* scettic* più che altro riguardo la possibilità di ottenere buoni risultati e chi ci ha reso le cose davvero difficili devastando svariate volte il nostro lavoro in anonimato quando era sicur* di non essere scopert*.
Putroppo, spesso anche in questo genere di azioni, si trova sempre qualcuno che per qualche motivo, ai più incomprensibile, cerca di ostacolare un'attività che ha il lodevole intento di ridare dignità ad un'area che altrimenti rimarrebbe abbandonata, ma, oltre a questi spiacevoli episodi, come avete già accennato, la risposta del vicinato è stata positiva e pertanto vorrei chiedervi quali sono i risultati che avete ottenuto?
Abbiamo a disposizione un'area esterna, verde, dove proporre eventi e iniziative in un ambiente autogestito; abbiamo conosciuto persone che appoggiano le nostre azioni; stiamo imparando qualcosina dell'arte della coltivazione...
Il movimento è aperto a tutti? Se sì come si fa ad aderire?
Del cosìdetto "movimento" guerrilla gardening in generale non possiamo parlare. Nel nostro caso non serve aderire a niente, è solo questione di partecipare! Basta venire alle iniziative, in ogni caso chiunque è liber* di curare, ampliare l'orto anche in altri momenti.
Su base consensuale abbiamo deciso di non accettare fascist*, razzist*, sessist* perchè quello che auspichiamo è uno spazio libero da opressioni e discriminazioni di ogni tipo.
Come funziona in termini “organizzativi” il vostro gruppo?
Fonte: Semi Salvadis
Il nostro gruppo è nato sin dal principio con la volontà di non avere una strutturazione di tipo associativo e presenza di leader o gerarchie interne. Ci basiamo sul principio di orizzontalità: le decisioni vengono prese assieme durante le assemblee (ci riuniamo circa una volta a settimana) o tramite scambio di messaggi in apposita mailing list utilizzando il #metodo del consenso. Durante le discussioni, valutiamo i punti di vista di tutte le persone presenti fino al raggiungimento di un accordo che tutt* siano in grado di sostenere e portare avanti. Questo significa che non ci sono votazioni e che la volontà di una maggioranza non viene imposta su una minoranza, ma si concorda tutt* nella soluzione/decisione presa.
Rifiutiamo il concetto di delega e la suddivisione dei compiti è equa e in base all'assunzione di responsabilità di ognun*.
Un'ultima curiosità...in quanti siete?
Il gruppo base oscilla tra le 5 e 10 persone, più simpatizzanti.
Grazie Semi Salvadis per aver condiviso con me le vostre iniziative che continuerò a seguire con moltissimo interesse =^^=

Commenti

Post popolari in questo blog

Il Museo del Lasciapassare a Gorizia: Alla Scoperta di una Storia di Confine

Nella pittoresca città di Gorizia, nel nord-est dell'Italia, si cela un postopoco conosciuto: il Museo del Lasciapassare. Questo museo unico nel suo genere celebra e documenta la storia dei lasciapassare, conosciuti anche come "propustnica", documenti fondamentali per la vita quotidiana delle persone che vivevano nelle zone di confine durante il XX secolo. Storia del Lasciapassare (Propustnica ) Il lasciapassare, o propustnica in sloveno, rappresentava molto più di un semplice documento. Era una sorta di salvacondotto che consentiva a coloro che vivevano nelle zone di confine di attraversare liberamente i confini tra diversi stati e territori. La sua importanza era cruciale in periodi di conflitto, quando le frontiere potevano cambiare rapidamente, e durante le varie epoche storiche, in cui l'accesso a determinate aree poteva essere limitato o regolamentato. Grazie al lasciapassare, molte persone potevano continuare le loro attività quotidiane, visitare pa...

Libro "Trappole Alimentari del Dott. Stefano Vendrame"

Il libro "Trappole alimentari" di Stefano Vendrame esplora in modo dettagliato le problematiche legate all’alimentazione moderna, evidenziando come numerose scelte alimentari e industriali abbiano conseguenze sulla salute pubblica. Il testo mette in luce il contrasto tra l’alimentazione tradizionale e lo stile di vita contemporaneo, fornendo dati, analisi e suggerimenti pratici. Ecco una sintesi dettagliata degli argomenti principali: Riduzione di zuccheri e carne rossa per migliorare la salute globale Vendrame sottolinea come una riduzione del consumo di zuccheri aggiunti e carne rossa potrebbe prevenire fino a 10 milioni di morti ogni anno. Gli zuccheri aggiunti e la carne rossa sono associati a varie patologie croniche, tra cui obesità, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Ridurre questi alimenti potrebbe, quindi, avere un impatto significativo sulla salute pubblica a livello globale. La Dieta Mediterranea e l’interpretazione moderna Spesso si tende a ...

Una nuova Basilica paleocristiana ad Aquileia

Una recente ricerca dell'Istituto Archeologico Austriaco ha rivelato una nuova basilica paleocristiana ad Aquileia, importante sede vescovile e centro della cristianizzazione delle Alpi sud-orientali tra il IV e il VI secolo. La scoperta è avvenuta grazie a tecniche geofisiche avanzate lungo la Via Annia, un'arteria vitale che collegava Aquileia a Milano e Roma. L'edificio, originariamente una semplice cappella martiriale del IV secolo, fu ampliato nel VI secolo d.C. in una basilica con tre navate, tre absidi, e un transetto, in stile bizantino. Si pensa che il rifacimento sia avvenuto sotto l’imperatore Giustiniano I (527-565), parallelamente alla costruzione delle mura della città, come simbolo della riconquista dell’Italia e della lotta contro i Goti. La basilica si orientava verso sud-est, riflettendo l’influenza di Costantinopoli. Le ricerche hanno evidenziato anche l'esistenza di tombe e un monastero vicino alla basilica, offrendo spunti nuovi sulla cristianizzazi...