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L’ASTRONOMIA AL TEMPO DEGLI ANTICHI EGIZI

Appunti tratti dalla conferenza del Dott. Enrico Ferraris, archeologo presso il Museo Egizio di Torino

Farra, 12 febbraio 2015


Le civiltà preclassiche non svolgevano uno studio scientifico dell’universo come lo intendiamo oggi. Piuttosto, usavano il cielo per calcolare la durata dell’anno e delle stagioni e, soprattutto, attribuivano agli astri significati religiosi. I Greci cercarono di organizzare il cielo in costellazioni, ma per gli antichi Egizi la situazione era diversa. Gli stadi iniziali della loro documentazione astronomica sono in gran parte sconosciuti, poiché molti papiri sono andati perduti.

Tra le prime rappresentazioni del cielo egizio, troviamo un pettine in avorio dell’età predinastica (IV millennio a.C., circa 3200-3100 a.C.), decorato con file di animali (elefanti, bovini, uccelli, ecc.) e una stella a cinque punte. Un altro reperto, un coltello proveniente da Abu Zeidan (3300-3100 a.C.), riporta decorazioni simili, dove la stella è rappresentata in modo isolato rispetto alla processione di animali. Questi elementi sembrano voler rappresentare il creato. Studi recenti suggeriscono che la stella rappresentata possa essere ispirata dalla stella marina, poiché nella mitologia egizia il cielo era concepito come un “oceano di tenebre.”

Un'importante fonte di conoscenza sono i “Testi delle Piramidi” (circa 2200 a.C.), iscrizioni sulle pareti delle camere funerarie delle piramidi, che contengono inni, mitologie e formule magiche. Nella piramide di Unis (2200 a.C.), stelle sono incise sui blocchi di calcare delle pareti inclinate delle camere, a simboleggiare il cielo.

Secondo la cosmogonia egizia, il mondo nacque da Ra, il dio del Sole, che emerse da un “oceano di tenebre” formato da materia indifferenziata. La Terra è descritta come una “goccia” sospesa in questo oceano, che tenta costantemente di riassorbirla attraverso il ciclo naturale (inverno, notte, morte, ecc.). Tuttavia, Ra ricrea il mondo di continuo, e così le stagioni si susseguono, concetto che riflette l’eternità e la rigenerazione, cardini della cultura egizia.

Per gli Egizi, il cielo (Nun) era diviso in due parti: il cielo settentrionale, in cui risiedevano le stelle circumpolari, considerate “immobili” poiché non tramontavano mai, e il cielo meridionale, in cui le stelle sorgevano e tramontavano. L’alternarsi del giorno e della notte, così come il ciclo di vita e morte, veniva interpretato religiosamente: il dio Ra, sulla barca del mattino, sorgeva ogni giorno a est e tramontava a ovest, per poi attraversare la notte sulla “barca della notte,” fino al giorno successivo. Anche il faraone, alla sua morte, compiva un simile viaggio con Ra per poi diventare una stella circumpolare, destinato all’eternità, privilegio originariamente riservato solo ai sovrani.

I Testi delle Piramidi menzionano la stella Sirio, la cui levata eliaca (sorgere annuale) a luglio annunciava lo straripamento del Nilo, segnando l’inizio del ciclo agricolo. Durante questo periodo, la costellazione di Orione (SAH) – associata dagli Egizi al dio dell’Aldilà, Osiride – sorgeva circa un’ora prima di Sirio (SOPDET), che rappresentava Iside, la sposa di Osiride.

Sebbene non esista una descrizione dettagliata delle stelle, sono spesso qualificate con epiteti come “stella verde,” riferibile a un “essere luminoso che si è rigenerato,” rappresentazione del faraone che, con la morte, separa il suo Ka (energia vitale) dal Ba (entità psichica). Quest'ultima risale per diventare AH, uno “spirito luminoso” rappresentato come un uccello con testa umana, simbolo della rigenerazione della natura.

La costellazione dell’Orsa Maggiore era rappresentata come la “zampa di toro.” Nelle rappresentazioni più antiche, essa simboleggiava un’ascia usata in agricoltura, un’immagine presente anche negli antichi geroglifici del “Rituale dell’Apertura della Bocca.” Questo rituale serviva a riattivare i sensi del defunto, permettendogli di tornare al proprio corpo, qualora ne avesse avuto bisogno.

Questa ricchezza simbolica testimonia quanto profondamente gli antichi Egizi integrassero l'osservazione del cielo nel loro sistema di credenze, senza separare mito e astronomia.

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