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Le Insule Clarae e il Culto di S. Antonio nel Parco del Carso

Il dott. Aniello Langella ha presentato un interessante intervento sulle Insule Clarae e il culto di S. Antonio nel Parco del Carso, approfondendo l’etimologia del nome della zona attualmente conosciuta come “Lisert”. Tra le possibili origini etimologiche, spiccano “lucertola”, “deserto” (dal celtico) e “lembo di acque chiuse”, ma l'interpretazione più accreditata è quella di “deserto”, poiché l’area è stata descritta come un ambiente inospitale.

Le Insule Clarae

Al centro della zona del Lisert si ritiene ci fosse un tempo un’area chiamata Insule Clarae. Sebbene la documentazione disponibile risalga al I secolo a.C., si stima che gli Illiri e gli Histri abitassero questa zona già nel I millennio a.C., anche se non ci sono prove archeologiche definitive di tale presenza. Aristotele, in un suo scritto del 300 a.C., menzionava queste terre come sede di “risorgive di acqua calda e fetida”, suggerendo così l’esistenza di fonti termali.

Plinio il Vecchio, nel 77 d.C., fa riferimento a un golfo, una fonte termale e un ponte, parlando di una sola isola. Tuttavia, rimane incerto se egli avesse visitato il luogo di persona e se la sua descrizione fosse influenzata dalla prospettiva con cui osservava l’area. Il nome “Insule Clarae” è probabilmente legato al culto del dio Apollo Clario, che si è trasformato nel culto del dio Timavo. Durante l’epoca romana, il luogo fungeva sicuramente da porto.

Consultando la Tabula Peutingeriana, un'importante mappa dell'antichità, si trova la menzione della “fonte Timavi”, simboleggiando la presenza di una terma, segno dell'attrattiva dell'area per le sue acque curative.

Evoluzione Geomorfologica

Il dott. Langella ha mostrato una serie di immagini cartografiche storiche, evidenziando come la geomorfologia della zona si sia trasformata nel tempo. Nelle prime rappresentazioni, era visibile una sola isola, che in seguito si è ampliata fino a includere un secondo lembo di terra. Nelle mappe più recenti, le due isole, quella di S. Antonio e quella di Bagni (poi nota come “Isola di Punta”), appaiono inglobate dalla costa in avanzamento. Negli anni '40, queste erano indicate come “Monte S. Antonio” e “Monte della Punta”.

Sull'isola di S. Antonio, si trovava una chiesetta dedicata al Santo, con ponticelli che collegavano i due lembi di terra, circondati da terme.

Storia della Chiesetta di S. Antonio

Le prime notizie sulla chiesetta di S. Antonio risalgono all'invasione saracena del 1470. Una leggenda narra che la costruzione dell'edificio sacro avvenne in seguito a un’epidemia di herpes zoster (“malattia del fuoco sacro”), dalla quale si sarebbe potuti guarire grazie all'intercessione del Santo.

Sebbene le indagini archeologiche non abbiano confermato la presenza di una necropoli sull'isola, un editto napoleonico vietava la sepoltura di corpi nella zona, suggerendo comunque un’area di significato sacro.

Celebrazioni e Tradizioni

Il giorno dedicato a S. Antonio Abate (conosciuto anche come “S. Antonio del Porco”) era caratterizzato da processioni religiose che vedevano la partecipazione di uomini e animali, durante le quali si effettuavano benedizioni. Il cerimoniale si concludeva con un festoso banchetto per tutti i devoti. Nel XII secolo, la chiesetta subì una ristrutturazione e fu arricchita con una statua lignea del Santo.

Conclusioni

Il ciclo di conferenze, culminato con l’intervento del dott. Langella, ha rappresentato un’importante opportunità di divulgazione dell'informazione archeologica riguardante il nostro territorio, mettendo in evidenza aspetti poco conosciuti della storia locale. Questo lavoro è un utile spunto per futuri approfondimenti volti a riscoprire le radici culturali che costituiscono un patrimonio ricco di storie e tradizioni da non dimenticare.

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